Sandro Calvani

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 Mon, 11 Dec 2017                
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 Interviews

Arriva il codice unico per giudicare i genocidi
Presentato il “Manuale” giuridico per affrontare in modo omogeneo tutti i crimini contro l’umanità. L’esperienza dell’ex Jugoslavia e del Ruanda.

Famiglia Cristiana n.29/2009, 19 Jul 2009
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Chi dà voce ai poveri?
I 20 paesi più ricchi del mondo sono oltre quaranta volte più ricchi dei 20 paesi più poveri. Il 20% della popolazione più benestante controlla l’82% del reddito mondiale. Nel mercato globale le persone sono diventate una merce. È ora di costruire una solida global governance che assicuri a tutti i popoli uno sviluppo sostenibile fondato sull’equilibrio tra politiche e obiettivi economici, sociali e anche ambientali. Per assicurare pace e progresso.

Segno, May 2009
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3 Questions to... Sandro Calvani
3 Questions to...
Sandro Calvani, director of UNICRI


Organized crime could have a place in the G8!

Sandro Calvani, the director of the United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRI), recently held a briefing in cooperation with the Madariaga - College of Europe Foundation in Brussels on new trends in international crimes, such as maritime piracy, counterfeiting, crimes of cultural heritage and environmental crimes. He answered UNRIC Magazine’s three questions:

How would you describe the situation regarding international crime today?

In a number of countries a nexus has emerged between organized crime, corruption and terrorism. Criminal organizations have expanded into a variety of criminal activities and new groups have emerged in several new and specialized sectors. Shifts have taken place in organizational structures and in the approaches of organized criminal groups. For example: on the basis of research it has appears that illicit capital, organized crime and failed states strongly connect. Organized crime seeks those places that are most vulnerable and where illegal activities can be deployed very easily. Once lawmakers/police/peace forces turn up, organized crime swiftly moves to new areas. In a number of cases we saw that ethnic infighting was promoted to cause chaos in which illegal activities can thrive more easily.

How successful is organized crime?

The total revenue of organized crime amounts to a figure that lies somewhere between the GDP of Italy and the UK. This means that organized crime could have a place in the G8! What is more, organized crime works very efficiently because it is only aimed at personal enrichment and does not take any rules for granted; it doesn’t have any respect for human, environmental or social rights.

Counterfeiting, environmental crime, illicit trade of art and antiquities and piracy are the most popular emerging crimes that have come under the scope of UNICRI. Counterfeiting especially is a growing and increasingly dangerous phenomenon. We witness an explosion in the trade in fakes as criminals can produce them on an industrial scale - from mass production of car parts to clothes and medication. It has become as profitable as narcotics, theft and arms trafficking. As it involves less risk than the already mentioned crimes, counterfeiting is extremely profitable. We also see that counterfeiting is often used for money laundering of crime revenues or to finance organized crime activities.

Over the last couple of months ’Maritime Piracy’ has become a hot topic in the international news. What are the possible counter-strategies that can be undertaken by the international community?

We need a threefold approach of detection, deterrence and an active response. International legislation needs to be improved. There are still some "safe havens" in countries hosting pirates that need to be removed to deal with, and prevent, the further spread of maritime piracy. The creation of a permanent task force with rapid deployment teams is needed to act ’in the field’. As regards the shipping companies, they are urged to invest in Security Awareness and Detection Trainings for their crews. A simple thing such as a ship tracking device can make a huge difference.

Until recently there was no sense of urgency at all, which proved detrimental to cooperation among states. Coordination among international organizations was too weak and many countries weren’t willing to commit themselves to tackle the problem. This has led to the situation wherein organized crime could exploit the weak links in the system and could change its modus operandi very fast.

UNICRI would like to see more cooperation among the various players involved; countries, international organizations and the private sector. With our institute we perform applied research on advancing security, serving justice and building peace because without sustainable development, peace and security are unattainable.

UNRIC Magazine, Issue No. 29, Mar 2009
La Coca
Nelle librerie da poco, il libro del direttore dell’Unicri raccoglie saggi ed analisi sul complesso mondo della produzione della coca e del traffico di cocaina.

NP, Jan 2009
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Il direttore dell’Unicri, Calvani: tornare allo spirito originario della fondazione dell’Onu
L’anno che volge al termine è stato particolarmente significativo per le Nazioni Unite: con numerose iniziative è stato infatti celebrato il 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. Uno dei momenti culminanti di queste celebrazioni è stato l’intervento di Benedetto XVI al Palazzo di Vetro di New York, nell’aprile scorso. Per una riflessione sull’attualità di questo documento e le prospettive per il futuro, Alessandro Gisotti ha intervistato Sandro Calvani, direttore dell’Unicri, l’Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia:

R. – Io credo che quello che più manca e che era forte, invece, 60 anni fa, è il senso dell’urgenza e una leadership visionaria. Volevano dire ‘basta’ alla guerra, perché erano preoccupati del costo umano ed economico delle future guerre. Si rendevano conto di quanto era costata in vite umane la guerra mondiale, quanto è stato bruciato in termini di risorse … capivano che non era possibile continuare nell’umanità con altre guerre così. E quindi avevano una visione, il sogno di cambiare strada. Oggi c’è molto meno di questo, nel mondo; c’è molta meno voglia di cambiare, nonostante alcuni indicatori – per esempio, questa crisi finanziaria che affrontiamo oggi – dimostrino che delle regole assolute in cui il mercato governa qualunque cosa non danno soluzioni opportune. Quindi, c’è più bisogno di ciò che era alla base della Carta delle Nazioni Unite.

D. – Il traffico degli esseri umani è una delle piaghe del nostro tempo: cosa si sta facendo per sconfiggere questo fenomeno aberrante?

R. – La piaga c’è ed è molto grave; è un vero cancro con metastasi in ogni Paese del mondo: non c’è Paese che ne sia immune. Oggi ci sono 27 milioni di nuovi schiavi al mondo, quindi molti di più di quelli che c’erano quando la schiavitù era legale. Voglio qui esprimere gratitudine alla Chiesa cattolica perché molte delle sue istituzioni, in particolare istituti religiosi maschili e femminili in varie parti del mondo, come anche gli istituti missionari, sono la prima linea della resistenza. Accolgono le vittime del traffico di persone, alcune volte le nascondono all’interno dei conventi, proprio per permettere loro di ricostruire un minimo di dignità che è necessaria prima di passare a denunciare questo crimine in un tribunale. Lo fanno mettendo a rischio la propria vita e quella della propria famiglia. Recentemente, Ingrid Betancourt ha fatto un appello affinché siano liberati tutti i prigionieri che vengono detenuti in forme illegali, in forme di schiavitù. Se qualche sequestratore nel mondo che ci ascolta o che ha sentito parlare, attraverso la Radio Vaticana, di questi principi, facesse il gesto di liberare una delle persone sotto sequestro, una delle persone tenute in stato di schiavitù, questo sarebbe un grandissimo modo per celebrare i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani.

D. – Nel mondo post-11 settembre, come è possibile garantire la sicurezza dei cittadini senza violare la libertà e la dignità delle persone?

R. – Già nell’anno 2000, il segretario generale delle Nazioni Unite dell’epoca, Kofi Annan, aveva detto che non raggiungeremo lo sviluppo sostenibile senza il rispetto dei diritti umani; non avremo i diritti umani senza il rispetto dello sviluppo sostenibile, ma non avremo né diritti umani né sviluppo sostenibile senza sicurezza e giustizia per tutti. Ed eravamo nel 2000. Il che vuol dire che l’umanità aveva già scoperto che senza sicurezza non si costruisce sviluppo. Molti casi in Africa lo dimostrano: si potrebbe fare una lunga lista di Paesi africani dove non c’è sicurezza e quindi non ci sono investimenti. Ciò è una prova che la sicurezza e la giustizia sono fondamentali per la costruzione dei diritti umani. Per molti decenni, nello sviluppo si è data poca attenzione a questo: si pensava che fosse soltanto un problema della polizia. In realtà, è tutto un cammino: dalla sicurezza sul luogo del lavoro fino alla sicurezza nell’accesso ad un tribunale fino poi a poter denunciare un crimine di qualunque forma. Bisogna che tutti i Paesi incomincino a collaborare, a livello internazionale, nella lotta contro il crimine organizzato.

>> Scarica l’audio dell’intervista (.rm)

Radio Vaticana, 8 Dec 2008
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