Sandro Calvani

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All the News about Sandro Calvani and his activities from 1997
La vita sprecata di milioni di schiavi nel mondo, migliaia in Italia. E la crisi favorirà la tratta
Iovan ha 13 anni e viene dalla Romania. Ha problemi alla mano sinistra, è focomelico. E’ arrivato in Italia con suo cugino, in accordo con la famiglia, nella speranza di poter essere sottoposto ad un’operazione di ricostruzione dell’arto mancante. A Torino, però, è finito in strada a chiedere l’elemosina. Con una serie di altri ragazzi menomati che girano sugli skatebord mostrando i loro moncherini per impietosire i passanti.

Sono milioni le storie come questa che hanno come protagonisti i nuovi schiavi del Terzo millennio, vittime di una sfruttamento che lede i più elementari diritti della persona. Quello della tratta degli esseri umani è infatti il business del futuro per la criminalità organizzata. Un affare che frutta cifre da capogiro, difficilmente quantificabili. Seconda voce di entrata dopo il traffico di droga, a livello mondiale, e terza dopo quella di armi in Italia.

Cifre impressionanti, presentate nell’ambito del convegno “La tratta di persone: dieci anni dopo la costituzione del comitato intergovernativo ad hoc per l’eleborazione del protocollo di Palermo”, organizzato dall’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), l’Unicri (Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia), l’Università di Palermo e l’Aiccre (Associazione italiana per il Consiglio dei Comuni e delle regioni d’Europa). Un convegno nel quale il bilancio dei risultati raggiunti è stato definito piuttosto scoraggiante.

Nonostante sia stato firmato da molti Paesi, infatti, il Trattato non è ancora stato ratificato da tutti.
Ma anche da parte di chi lo ha ratificato non c’è ancora una vera consapevolezza della drammaticità e della portata del fenomento. «Che nel mondo di oggi ci sia ancora lo schiavismo è gravissimo e disgustoso - si sfoga con Il Messaggero Sandro Calvani direttore dell’Unicri, l’Istituto Onu per la ricerca sul crimine e la giustizia - ma questo non genera un senso di urgenza nei governi. Ci sono Paesi che non legiferano in materia. Si pensi che a livello europeo non esiste un organismo centrale per la lotta al traffico di persone mentre invece c’è per la droga».

Milioni di schiavi in tutto il mondo. Le cifre parlano di 1 milione di vittime ogni anno, di cui 500mila in Europa secondo un dettagliato rapporto del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica. Per l’organismo di intelligence che ha recentemente presentato i propri dati al Parlamento nel 2007 in Italia sono state 1.267 le denunce per riduzione in schiavitù, 108 quelle per acquisto o vendita di schiavi, 645 per sfruttamento della prostituzione femminile, 2.278 per tratta di persone e 1.770 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’Organizzazione internazionale del lavoro parla inoltre di 12.300.000 persone nel mondo sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale, di cui l’80% donne, e più del 50% minori.

Gli ostacoli da superare. Ma quali sono gli scogli più duri per la repressione incontrati in questi anni? Il primo ostacolo è la non uniformità dei sistemi giuridici, ma anche la malafede di taluni Stati. L’impotenza delle istituzioni e i limiti di leggi nazionali differenti sono lampanti. «Se un magistrato thailandese alzasse il telefono per chiedere l’arresto di una persona dall’altra parte del mondo – esemplifica Calvani - probabilmente rimarrebbe inascoltato». Molto spesso infatti l’estradizione di un criminale è un miraggio difficile da raggiungere.

Le connivenze, l’impunità. E se è difficile fornire prove della connivenza dei governi con le organizzazione malavitose è comprovato che magistratura e autorità di pubblica sicurezza, in molti luoghi del pianeta, chiudono un occhio. In Asia, da cui provengono la maggior parte delle vittime, il traffico avviene con il viatico delle stesse compagnie di volo. «I trafficanti - secondo quanto denunciato da una fonte dell’industria aerea - sanno quali compagnie sono meno rigorose e possono perciò essere utilizzate per traghettare le loro merci umane senza troppi problemi». La stessa Onu ammette che ci sono spazi di impunità che i trafficanti conoscono benissimo e dei quali approfittano. Secondo il direttore esecutivo dell’Unodc, l’organizzazione delle Nazioni unite contro la droga e il crimine, Antonio Maria Costa «vi è una chiara mancanza di volontà non solo nel discutere il dramma in corso sotto i nostri occhi ma anche negligenza nel perseguirli penalmente». Infatti il Rapporto presentato dall’agenzia a febbraio registra una percentuale delle sentenze raramente superiore all’1,5 ogni 100mila persone. Esistono Paesi, anche nello stesso G8, in cui non è mai avvenuto un arresto. « O queste nazioni sono cieche - punta il dito Costa - o non sono attrezzate per affrontare il problema».

Traffico alimentato dalla crisi. Come se non bastasse, sarà la stessa crisi economica ad incrementare il traffico. La mafia internazionale , in questa fase, ha grandi risorse di denaro liquido proveniente da altri “investimenti” da inoculare nella compre vendita di persone, unico vero mercato a basso costo e alto guadagno che non ha rallentato con la crisi.

La ricetta del Copasir. Dunque quali le strategie in campo per ravvivare la lotta? La ricetta del Copasir, per quanto riguarda l’Italia, si basa su nove proposte operative, tra cui l’introduzione del reato di “danneggiamento, soppressione, occultamento, detenzione, falsificazione e procacciamento di documenti di identità e viaggio allo scopo di facilitare o effettuare la tratta”.

Il boicottaggio dei "prodotti" sul mercato della schiavitù. Su scala globale, invece, una delle armi deve essere il “boicottaggio” dei prodotti derivati dalla tratta. Se il fenomeno si estende, infatti, vuol dire che c’è una domanda (di prodotti a buon mercato, prestazioni sessuali ecc.). Solo riducendo la domanda si può stroncare l’offerta. «Ci vuole un consumatore più esigente - sostiene Calvani - Nei paesi nordici ogni prodotto è etichettato per tracciare gli standard del processo di produzione. Ma ci vuole anche la responsabilità individuale. Le persone e i giovani si devono rendere conto che con determinati comportamenti si può danneggiare qualcuno. Pensiamo, ad esempio, ai clienti delle prostitute: è risaputo che appartengono tutti alla cosiddetta società normale: professionisti, impiegati, insegnanti».

http://www.nonsprecare.it/leggi_articolo.aspx?articleID=678
Livia Ermini, Il Messaggero.it
, 15 May 2010
UNICRI’s Director named Chairperson of the World Economic Forum’s Global Agenda Council
Over 1,000 of the world’s leading experts will develop ideas and proposals in more than 50 thematic areas of international cooperation

Mr. Sandro Calvani, Director of UNICRI, has been named Chairperson of the World Economic Forum’s Global Agenda Council on Illicit Trade, along with Mr. Jack Chang, Vice Chairman of the aforementioned Council.

The World Economic Forum (WEF) is an independent international organization striving towards a world-class corporate governance system based not only on rules, but also with a strong emphasis on values. The Forum’s motto is “entrepreneurship in the global public interest”. At the core of the Organization is the belief that economic progress without social development is not sustainable, while social development without economic progress is not feasible. The Forum’s objective, therefore, is to become the creative force shaping global, regional and industrial challenges, a leader for organizations in building and energizing global communities, and a catalyst of choice for communities undertaking global initiatives to improve the state the world.

The Global Agenda Councils on various topics, including Illicit Trade, will be the main intellectual drivers of the Global Redesign Initiative (GRI). This WEF initiative was launched during the Annual Meeting in 2009, as an unprecedented global, multi-stakeholder dialogue aimed at assembling recommendations from the Forum’s communities on improvements needed in the field of international cooperation. Over 1,000 of the world’s leading experts will develop ideas and proposals in more than 50 thematic areas of international cooperation.

Last year, the Council decided to focus on four key areas, which will constitute the basis for the Global Agenda Report and for a more comprehensive report on illicit trade. These key areas are:

  • Mapping the extent of various forms of illicit trade and the interconnections among them;
  • Exposing the networks that enable illicit trade to flourish and the links between organized crime and terrorist groups;
  • Describing the impacts of illicit trade on the corporate world, on efforts to improve governance and on international development;
  • Exploring the impact of the current financial crisis on illicit trade.

    In the upcoming year, the Council will work on:

  • The Global Agenda Report – an overview of existing challenges related to illicit trade and recommendations on how to deal with them;
  • The Report on the Global Redesign Initiative – an analysis of the current gaps in global governance and international cooperation related to illicit trade;
  • Highlighting, through the Forum’s events, the important issues related to illicit trade on the global agenda.

    The Council will also be working on the Report on the Global Redesign Initiative, which will address the following questions: What are the weaknesses of global institutions and regulations in the field of illicit trade? What can be realistically done to address these shortcomings? And what actors should be involved in addressing these shortcomings?

    Experts and researcher of the Global Agenda Council on Illicit Trade



    http://www.unicri.it/news/0909-3_wef/index.php, 23 Sep 2009
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    Report on the Needs of the Judiciary in the Region Launched
    The International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY) and its partner organisations today launched a joint report on the capacity building needs of the local judiciaries dealing with war crimes proceedings in the region of the former Yugoslavia.

    http://www.icty.org/sid/10226, 23 Sep 2009
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    The successful innovator always arouses fierce envies
    "In my opinion, unfortunately, Mr. Alberoni is absolutely right. And it happens in almost all cases of successful innovation and change". Sandro Calvani

    Op-Ed by Francesco Alberoni, columnist for Il Corriere della Sera, 1 Sep 2009
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    Indonesia: The promised land
    Gigin Praginanto

    Indonesia is no stranger to the presence of transnational underworld organizations such as the Chinese Triads, Japanese Yakuza, Russian Organisatziya and Italian La Cosa Nostra.

    There is even growing evidence that this country is becoming a “hotspot” for international criminals and terrorists to develop relationships and help each other out with their needs and operations.

    The most attractive business in Indonesia is, of course, the vast quantity of logs, subsidized fuel and coal that can easily be smuggled onto black markets abroad.

    The trafficking of illegal drugs, firearms, toxic waste and prostitutes continues unabated as there are huge amounts of money to be made from these illicit businesses. Last but not least, there is a lot of dirty money in this country that needs laundering too.

    Security experts have warned that Indonesia must take quick and decisive measures to combat trans-national organized crime groups operating within its territory.

    Globalization, experts claim, has given unprecedented freedom to transnational criminals wishing
    to expand their operations worldwide, and many groups have begun using Indonesia as a base for their activities.

    As expressed time and time again by the director of the United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRI), Sandro Calvani, globalization benefits terrorists because they can develop relationships with organizations similar to their own and branch out their operations.

    One example often referred to is how illegal drug manufacturers and traffickers hire terrorists to protect their interests.

    It is easy to imagine where terrorists would go to spend their money. Bombs could be purchased by the Russian Organisatziya, high-tech telecommunication devices could be bought from Yakuza, fake passports could be provided by the Triads and money laundering could be left to the Italian Mafia.

    Despite striving for different outcomes, terrorist groups and transnational criminals are able to forge a bloody alliance based on their similar traits. They both rely on ruthless methods such as kidnapping, murder, extortion and armed robbery.

    The Indonesian Police (Polri) have dealt spectacularly with terrorists, but we should remember that our domestic situation is often ideal for breeding criminal activity, and terrorist groups are beating our armed forces when it comes to racing for armament.

    Just look at the performance of our bureaucracy and law enforcement institutions, as well as the
    alleged involvement of the Indonesian Military (TNI) in illegal businesses. These conditions can create fertile breeding grounds for illicit activities.

    From a historical and anthropological perspective, the Indonesian culture of crime is very complicated and cannot be dealt with easily.

    In fact, organized crime has played a very important role in Indonesian history and is deeply rooted in our culture. One of our most influential pre-colonial states was founded by a gangster.

    The state, the Tumapel kingdom, was founded in 1222 by prominent criminal Ken Arok.

    During the colonial era, organized crime operated widely in rural areas. A report by tobacco planter C. Armand in 1872 showed cattle theft, extortion, robbery, opium smuggling, violence and widespread intimidation were daily phenomena.

    Tragically, thanks to democracy, the pattern of crime continues and has even worsened. Due to rampant money politics, many questionable individuals have managed to win parliamentary elections, be crowned as heads of local governments and occupied strategic positions in major political parties.

    Shamelessly, they also often camouflage their operations under various social organizations such as youth and ethnic solidarity, and even religious movements.

    Smuggled prostitutes from mainland China, Central Asia and Eastern Europe are now become a major part of the night life in Indonesia. An ever increasing number of people are dying from drug overdoses, and a black market for firearms is blossoming. Deforestation, irresponsible mining, industrialization and environmental destruction have continued at an ever quickening pace across the country.

    Terrorists are of course pleased by such anarchic situations. It allows them to easily intertwine with other criminal groups to switch ID cards and driver’s licenses, find hiding places and recruit new members to carry out missions.

    It is for this reason that even the most wanted terrorist in the country, Noordin M Top, managed to marry four women despite a massive manhunt being underway for him by security forces nationwide.

    Under such circumstances, it is no wonder that the threats to security outlined by the UN are still prevailing in Indonesia: the trafficking of illegal drugs, terrorism, environmental degradation, armed political conflict and transnational organized crime flourish.

    However, these threats are inseparable from the fact that around 240 million Indonesians still live in massive poverty, while the divide between rich and poor continues to grow wider.

    Source URL: http://www.thejakartapost.com/news/2009/08/11/indonesia-the-promised-land.html

    The Jakarta Post, 11 Aug 2009
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